Sintesi dello studio di fattibilità e di ricerca per individuare nuove aree commerciali in Europa, Asia e USA con linee guida per la penetrazione di prodotti a base di castagne
A cura del Dipartimento di Agraria – Università “Federico II” di Napoli
Lo studio realizzato dal Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, con il supporto di consulenti esterni, ha l’obiettivo di individuare nuove aree commerciali in Europa, Asia e USA e di fornire linee guida per la penetrazione dei prodotti a base di castagne. Il lavoro si articola in quattro sezioni principali: produzione, commercio, consumo/distribuzione e focus specifici sull’Italia.
1. Produzione mondiale di castagne
Dati FAOSTAT (2012–2022) mostrano che la produzione mondiale è stata mediamente superiore a 2 milioni di tonnellate annue, con andamento fluttuante.
Asia è il principale produttore (circa 81–85% della produzione globale), seguita da Europa (10–15%) e America (4%).
La Cina è di gran lunga il primo produttore (78–85% del totale), seguita da Spagna, Bolivia, Turchia, Corea del Sud e Italia (sesta con circa 50.000 t annue).
In Europa, la produzione è stabile ma in crescita dal 2018; Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Francia sono i poli principali.
Negli USA la coltivazione è ancora marginale, mentre la Cina mostra un sistema produttivo molto sviluppato e diversificato, con oltre 300 varietà e forte rilevanza economico-sociale.
2. Commercio internazionale
Il commercio di castagne è dominato da Cina, Spagna, Italia, Portogallo e Turchia.
La Cina, pur essendo il primo produttore e consumatore mondiale, mantiene barriere sanitarie all’importazione (necessità di protocolli bilaterali).
In Hong Kong, invece, l’accesso è più libero e l’Italia ha esportato nel 2023 circa 122.000 € di castagne (in calo del 71% rispetto al 2022).
Le principali aree di consumo extraeuropee emergenti sono Giappone, Corea del Sud, Singapore e USA.
3. Consumo e distribuzione
La castagna ha un valore multifunzionale: alimentare, forestale, turistico, ambientale.
In Cina, il consumo è altissimo e costante durante l’anno grazie a tecniche di trasformazione (surgelazione e snack). Le castagne vengono utilizzate sia in cucina che in prodotti cosmetici e nella medicina tradizionale.
In Europa il consumo resta stagionale (autunno-inverno), mentre in Asia orientale è diffuso tutto l’anno.
I canali distributivi variano per area: GDO e ristorazione in Europa e USA; mercati tradizionali e modern trade in Asia.
4. Focus sull’Italia
L’Italia è tra i principali produttori europei, con oltre 40.000 ettari coltivati e una produzione in crescita (718.000 quintali nel 2023).
La coltivazione è diffusa in Campania, Calabria, Piemonte, Lazio e Toscana, con 12 riconoscimenti DOP/IGP (es. Castagna di Montella, Marrone del Mugello, Castagna di Cuneo).
Il settore italiano è però minacciato da fitopatie (cinipide galligeno, marciume bruno, mal dell’inchiostro) e da cambiamenti climatici.
Oltre al prodotto fresco, si valorizza anche il legno di castagno e i trasformati (farine, creme, dolci, snack).
Una ricerca del Dipartimento di Agraria ha analizzato preferenze dei consumatori italiani e strategie delle aziende di trasformazione, evidenziando la necessità di innovazione, diversificazione dei prodotti e rafforzamento dell’export.
Considerazioni finali
La castagna, pur rimanendo un prodotto fortemente legato alla tradizione e al consumo locale, ha grandi potenzialità di sviluppo in chiave internazionale, soprattutto attraverso:
innovazione di prodotto (snack, farine, dolci, prodotti funzionali),
accordi bilaterali per l’export (soprattutto verso Cina e mercati asiatici),
rafforzamento dei marchi di qualità e del legame con il territorio,
integrazione con turismo e gastronomia esperienziale.
Lo studio conclude che la crescita del settore richiede una strategia coordinata tra produttori, trasformatori e istituzioni, puntando su sostenibilità, promozione mirata e valorizzazione delle tipicità locali.